Ott 14

Mark Zuckerberg, il più giovane miliardario del mondo, arriva in Europa e si scopre più buono. Sì, il 24enne fondatore del sito di social networking più visitato del pianeta ha deciso di lanciare in Europa (per ora in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna, presto anche in Italia) un’iniziativa ad alto tasso di solidarietà. L’ha chiamata “Facebook for good: condividi la tua storia”. Tradotto: vince chi meglio saprà rendere omaggio a persone che hanno usato Facebook per contribuire a un mondo più aperto e connesso. 

Ma il giovane Mark (scarpe da ginnastica, jeans, t-shirt e maglioncino con zip) parla soprattutto del Facebook prossimo venturo: spiega in due parole la ricetta che ha fatto grande la sua creatura, la defezione di due suoi collaboratori di peso (e lo fa a denti stretti), parla di pubblicità, promette nuove localizzazioni del sito, smentisce piani di entrata in Borsa (”per ora”) e svela di guardare con interesse al social web in chiave aziendale. 



Un sito nato nel 2004 per connettere gli studenti delle università americane e che adesso vale cifre da capogiro, non è facile da spiegare. Lo scorso anno, quando Microsoft acquistò l’1,5 per cento del capitale, Facebook venne valutato 15 miliardi di dollari. Adesso si vola ancora più alto. “Semplice”, dice il fondatore: “La voglia di comunicare è un valore universale. Noi siamo un prodotto che facilita proprio questo e la gente perciò ci usa. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna se nel 2006 eravamo il 7% del social web e adesso ne rappresentiamo i due terzi. Poi c’è la il rispetto della privacy: è una delle chiavi del nostro successo.”. Parlando della crisi: “Questa situazione economica riguarda tutti, solo che Facebook è fortunatamente una società a capitali privati e quindi non è esposta come altre alla crisi. La nostra missione è mettere in contatto le persone, per un mondo più connesso e più trasparente. E per farlo seguiamo un modello di business “sostenibile” che sta funzionando bene: 120mila aziende fanno inserzioni sul nostro sito. E tra queste 2/3 delle imprese statunitensi. La Borsa? Al momento non abbiamo piani per una quotazione sui mercati, e non li avevamo prima dell’inizio della crisi economica”. 

Le proteste che ha scatenato la nuova grafica di Facebook hanno superato in intensità persino quelle esplose quando Zuckerberg lanciò Beacon, un sistema pubblicitario molto invasivo. Una mossa che lo costrinse a una repentina retromarcia e a pubbliche scuse. Adesso non cederà: “Tante critiche, è vero, ma l’idea del nuovo layout è di dare un bollettino di notizie personalizzate. Saper subito ciò che accade nella nostra comunità di amici. I cambi sono sempre difficili da digerire, ma abbiamo verificato che la nuova grafica gli utenti scambiano più informazioni. Quindi va bene”. 

Dustin Moskovitz, co-fondatore, lascia la società e con lui anche Justin Rosenstein, ex Google. Obiettivo: lavorare a una sorta di Facebook per le aziende. Zuckerberg precisa: “No, loro faranno software per le imprese. Anche noi svilupperemo applicazioni per le aziende in futuro. Si tratta solo di immaginare lo scambio di informazioni in altre forme. Quanto alla fuoriuscita di due persone non mi preoccupo: siamo 700 e la gente di talento non manca. E altri, molto bravi, sono in entrata. Vedrete”.

Ott 7

I blog… ne state leggendo uno in questo momento, tutti li osserviamo quotidianamente e molti di noi lo posseggono… ma quanto può valere un bel blog? Probabilmente questo che state leggendo vale meno di un pacchetto di Vigorsol, diverso è il discorso per un blog ben fatto, settoriale e con una community alla base, come Bankaholic.com, blog appena acquisito dal servizio di news finanziarie Bankrate per la cifra approssimativa di 15 milioni di dollari.

 


Ma cosa rende questo blog speciale? Bankaholic è il tipico blog che può rappresentare valore ai colossi editoriali, è snello (peraltro gestito da un unico blogger), focalizzato e soprattutto con un bacino di utenti molto specifico. Il valore del blog è proprio dato da tale community che è molto focalizzata e interessata al tema: l’ideale per pubblicità targeted.

Il blog è un formato che si sta evolvendo col tempo e si sta trasformando da diario personale aperto a tutti a forma editoriale online e mezzo di comunicazione verso un pubblico narrow. Così come recentemente un colosso come The Guardian ha investito più di 30 milioni di dollari per acquistare il blog PaidContent: blog autorevole e sempre aggiornato riguardo l’industria dei media online.

Ott 3

Da esperto in tecnologia spesso mi hanno posto domande strane, ma mai come quelle rivelate da uno studio di Robert Half, direttore di una importante azienda americana che fornisce professionisti dell’informatica, dai disegnatori di siti web fino al personale addetto al supporto tecnico. “Come faccio a far uscire il porta tazza?”, “Può disporre la mia tastiera del mio pc in ordine alfabetico?” sono solo un’idea delle 1400 domande più improbabili ricevute da oltre cento impiegati di centri assistenza statunitensi, pubblicate sul sito Robert Half Technology.

E’ quasi incredibile, ma moltissime domande riguardano il lettore cd, viene scambiato per qualsiasi altra cosa ma altre domane sono veramente imbarazzanti: “Perché il mio mouse senza fili non è attaccato al computer?”, oppure, “Il mio portatile è stato investito da un camion. Secondo lei cosa dovrei fare?”, ma anche, “Come faccio a leggere le mie e-mail?” e infine “Il mio computer mi dice di premere un tasto qualsiasi per continuare? Dove si trova il tasto qualsiasi?”. Nella classifica delle domande più strane sono queste che si piazzano nella top ten. Seguono altre insospettabili richieste come: “Lei potrebbe resettare Internet al posto mio?”, o, “Ci sono dei biscotti a forma di animaletto nel mio lettore cd. Cosa faccio?”, per finire con “Salve, mi potrebbe costruire un robot?”.

Dalla ricerca risulta che le persone pensano che chi lavori con i computer sappia fra qualsiasi cosa sia inerente alla tecnologia, e da lì domande che esulano dal contesto informatico: “Potrebbe installare lo stereo nella mia auto?”, “Può riparare la mia macchina da scrivere?”, “Quando ci mette a cuocere una patata nel forno a microonde?”. E ancora. “Mia figlia è rimasta chiusa in bagno. Potrebbe venire ad aprire la porta?”, “Quali sono le previsioni del tempo per il prossimo anno?”, “Lei è in grado di riparare la mia moto?”.

Al di là dell’aspetto ludico e curioso della ricerca, lo studio ha anche un ben preciso scopo: capire quali dovrebbero essere le conoscenze essenziali di un ufficio informazioni e supporto tecnico. Katherine Spencer, direttore esecutivo della Robert Half Technology dichiara: “La ricerca ha fatto emergere nuove esigenze per il settore: ora sappiamo che un impiegato del servizio di assistenza non deve solo essere preparato ma anche dimostrare doti di pazienza, empatia e senso dello humour”.

Alcune domande hanno rivelato poi problemi più profondi, quasi di disagio personale, come: “Come posso bloccare la ricezione delle e-mail inviate dal mio dottore?”, “Come posso non ricevere le e-mail il venerdì?” o “Come posso istallare la tv via cavo sul mio portatile?”.

Sembra impossibile che possano essere state poste domande come quelle citate in questo articolo, ed invece la ricerca è affidabile e da considerarsi seria. Forse bisognerebbe conoscere un po’ di più la tecnologia che ci circonda, e magari avere un filo più di rispetto per quelli che stanno dall’altra parte del cavo!

Ott 1

L’idea singolare di Google per festeggiare i primi 10 anni è quella di tornare indietro nel tempo al 1998 ed alla prima versione del motore di ricerca… per problemi tecnici non è stato possibile fare ciò ed allora i due ragazzi di Mountain View hanno messo online la versione più vecchia in loro possesso, quella del 2001: si nota non solo la prima versione del logo, ma anche la ricerca indicizzata all’epoca su 1.326.920.000 pagine, numero minuscolo rispetto a quello attuale (peraltro non definito).

 

Da semplice celebrazione, l’idea si è trasformata in un vera prova del cambiamento del tempo e tuffo nel passato, idee e caratteristiche di cui ora non ci curiamo, neanche esistevano!! Un esempio esplicativo? Le pagine in italiano, all’epoca erano pochissime e non avevano un indice separato.

I link sono quelli dell’epoca (ovviamente gran parte non funzionanti) ed è veramente strano fare ricerche su avvenimenti che ora sono entranti nel nostro knowledge e che invece non erano ancora successi. Digitando Calciopoli, neologismo che ancora non esisteva, si hanno 3 risultati; ma ancora più sconvolgente è cercare Twin Towers (la versione risale al 01.01.2001), i risultati sono completamente diversi e addirittura il primo riguarda una tranquilla comunità di ritiro per persone anziane.

Cercando Wojtyla, il compianto papa Giovanni Paolo II, compare come primo risultato la recensione di un libro su di lui, mentre con Ratzinger il sito della Catholic Encyclopedia ci parla di un riformista nato del 1844. Digitando George W. Bush (non ancora presidente) appare www.georgewbush.com che narra di come il candidato si stia preparando alle presidenziali, mentre con Bill Clinton il primo risultato è il sito della Casa Bianca. Saddam Hussein era ancora vivo, la Seconda Guerra del Golfo era al di là dal cominciare e “Weapons on mass destruction” è vista come una strategia riguardo al futuro.

Veniamo ad oggi, tra i primi risultati vi è sempre Wikipedia: al tempo si trova materiale riguardo a una bizzarra idea di creare una libera enciclopedia (lanciata appunto nel 2001). Facebook è sconosciuto e MySpace indica siti che affittano spazio web. Sconvolgente è la ricerca della parola blog, si passa da 76 mila risultati a 3 miliardi! Cercando iPod si trova “The Image Proof of Deposit Document Processing System”, nessun dispositivo audio portatile. Volete una chicca?? Ecco che arriva: cercando iPhone si trova un sito che parla di un telefono touchscreen pensato dalla InfoGear. Anche qui Jobs si deve sempre far notare a idee creative. Infine con AdSense appare il sito di una società che intende vendere pubblicità online.

Google ci regala questo tuffo nel passato da cui non riesco a staccarmi e continuano a venirmi in mente keywords da cercare, con la curiosità su ciò che apparirà…

Set 29

Un iPod preistorico lo si può definire, ma sempre iPod. Questo è quello che sostiene Kane Kramer (52 enne Londinese) che pare essere il vero padre del famoso lettore Mp3 della casa di Cupertino.

La storia è breve, l’Inglese disegna e il suo IXI nel 1979, costruisce una società e lo brevetta nonostante problemi legati allo stato dell’arte della tecnologia: nel 1979 un chip al massimo contiene tre minuti e mezzo di musica, ma Kramer ha l’intuizione (chiamiamolo veggente se vogliamo) che nel giro di anni la capacità di memorizzazione dei chip possa crescere. E dove sta allora l’inghippo? I problemi arrivano nel 1988 quando il board viene meno e Kramer non riesce a raccogliere la cifra necessaria per il rinnovo del brevetto.

E così ora una certa società si ritrova con 160 milioni di pezzi venduti (circa 100 al minuto) e diversi zeri… mentre l’Inglese vive con moglie e figli in una casa in affitto per difficoltà economiche. Apple ora, colpo di scena, decide di riconoscere la paternità dell’invenzione. Quanto è etica la corporation di Steve Jobs… ovviamente no, qualcosa sotto c’è!

La casa di Cupertino ha problemi legali con Brust.com sempre per la paternità del famoso gadget, quindi ha pagato Kramer per andare in tribunale per testimoniarne la paternità. Tirando le somme, l’inventore con la sua geniale creazione, ha messo in tasca: un biglietto a/r per la California ed una soggiorno pagato! Tutto qui? No, certo: Apple, con un gesto veramente poco elegante, ha gentilmente regalato un iPod a Kramer, speriamo almeno che sia quello di fascia massima e non l’entry level!

Set 28

Ebbene si, pare che non siano solo due i fondatori del celebre motore di ricerca, spunta Hubert Chang, PhD della New York University, che in un video shock su YouTube rivela che avrebbe collaborato con Bin e Page. Chang dichiara: “Google? Lo creai io insieme a Brin e Page: abbiamo ideato il nome, il PageRank ed il business plan”.

Chang afferma di aver contattato Sergei Brin e Larry Page nel 1997, quando Rajeev Motwani (suo professore alla Standford University) visitò il campus di New York. Chang gli chiese se conosceva qualcuno con cui poter collaborare per lo sviluppo di una idea innovativa di algoritmo di ricerca ed il professore gli fornì i contatti dei due promettenti studenti.

 

 

Chang dichiara: “La collaborazione è stata intensiva ed interessante. Io, Brin e Page abbiamo realizzato insieme l’algoritmo di ricerca (il celebre PageRank), ma anche il business model basato su adsense e adword”, dice Chang che poi spiega perché di lui non si è saputo più nulla. Nella sua versione dei fatti, Brin e Page gli chiesero di firmare con loro il documento accademico di presentazione di Google, ma il giovane rifiutò per potersi concentrare sul suo dottorato (concluso nel 2002) a New York. Dopo aver raggiunto il suo goal, Chang bussò di nuovo alla porta di Google, al tempo una piccola ma promettente startup, senza ricevere però le previste attenzioni. Da qui la decisione di pubblicare un video in cui rivelare la sua versione dei fatti. Purtroppo di tutto questo non esistono prove perché Chang ammette che “nel 1997 avevo poco spazio nella casella email e sono stato costretto a cancellare la corrispondenza con Brin e Page”.

Questa è la versione del PhD, verità o fake? Qui la parola a Mowani, che dichiara che non ci sono sicurezze certe, ma potrebbero essere tutte falsità. Motwani, che oltre ad essere un professore è anche un “business angel”, racconta di essere stato a stretto contatto con Brin e Page ma di non aver mai sentito parlare di tale Chang. Secondo il professore: “Può essere che ci sia stato uno scambio di email, ma l’affermazione di aver collaborato all’idea del nome, dell’algoritmo e del business plan, è del tutto infondata. Quindi potrebbe essere solo una trovata pubblicitaria? Se si, il PhD ha sicuramente trovato il modo di farsi notare, ora però come farà a lavorare sulla credibilità?

 

 

 

Set 27

Potremmo definirla come una sfida Epica: Murdoch vs. Jobs, il magnate sfida Apple riguardo la musica digitale online. La novità si chiama MySpace Music, una joint venture con le più grandi major discografiche, che si propone come il nuovo modo per ascoltare musica online.

La novità sta nell’affiancare ad un negozio musicale online (la musica si può anche ascoltare gratuitamente in streaming, anticipata da un messaggio pubblicitario) la ben nota MySpace community, integrandola con la possibilità di sperimentazioni musicali, una palestra per talenti, un laboratorio per l’analisi delle nuove tendenze ed una piazza di condivisione.

MySpace Music potrebbe rappresentare la nuova “rivoluzione musicale” che dopo il cd ha coinvolto prima il sito OD2 di Peter Garbiel e poi il colosso Apple con iTunes. Come spesso nel controverso rapporto fra internet e il mondo della musica, l’innovazione non arriva dai discografici, ma dall’esterno: “E’ una sfida culturale oltre che economica – commenta il presidente dei discografici italiani Enzo Mazza – perché la nostra industria è ancorata all’idea dell’album come format centrale della musica. Gli artisti producono album concept, dove le canzoni sono legate una all’altra da una coerenza di stile e contenuto. Con il downloading del singolo brano, componendo una propria playlist personale, il consumatore si fa da solo il proprio album”.

L’idea di MySpace Music è buona e può portare all’esercizio ed al fiorire di nuovi artisti o esperti musicali, visto il potere ormai collaudato delle social communities. Gli utenti possono scambiarsi opinioni, commentarsi, criticarsi e confrontarsi, migliorando la qualità dei brani e la loro esperienza.

 

Set 25

Si chiama AdRight la piattaforma “made in Italy” di advertising online e rappresenta l’ambizioso progetto di cinque ragazzi fra i 25 e 26 anni, laureati da pochi mesi… il goal è semplice quanto interessante: entrare nel mercato della pubblicità online dominato da Google.  La storia come riporta la Repubblica “in pieno stile Silicon Valley è ambientata in Italia, tra l’Etna e la pianura Padana”.  L’Italia è sempre stato un paese di grandi menti, perché aspettarsi sempre innovazioni tecnologiche dagli States?

Il progetto è ambiziosissimo e chi vi sta scrivendo ora è uno dei suoi sviluppatori, William Nespoli, che ritiene che questa sia una vera e propria sfida: affrontare il gigante del Web, che rilascia una novità la mese più o meno.  L’idea è quella di non mettersi contro un gigante simile, ma aggiudicarsi una fascia di mercato, per quanto piccola possa essere.

Il punto di forza di AdRight è mostrare all’utente la pubblicità che lui stesso vorrebbe vedere… fino ad ora il massimo che è stato fatto è visualizzare annunci che siano inerenti al contenuto della pagina, AdRight vuole fare di più, monitorare la navigazione di ogni utente e visualizzare ciò che a lui più interessa. Il punto chiave è la privacy, ma il problema viene scavalcato utilizzando cookies disabilitabili e non ammettendo nel circuito siti hard o particolari come quelli bancari.

AdRight si rivolge poi anche ai piccoli publishers che vengono pagati al raggiungimento della soglia di solo 20 euro ed al massimo una settimana dopo la richiesta del pagamento.

Il progetto come già detto è ambizioso ed anche gli impegni ed i sacrifici dei suoi creatori. Il punto chiave sono gli investimenti, purtroppo non siamo in Silicon Valley, qui è più dura trovare investimenti, ma non è un’operazione difficile.  Il team conosce bene la situazione americana dopo aver lavorato nella realizzazione di PreCYdent, ambizioso motore di ricerca per fonti legali statunitensi. Il primo server è stato acquistato di tasca propria da uno dei ragazzi, la speranza è che sia stato un ottimo investimento…

Dall’ADVcamp della BlogFest, ecco il video televisivo di presentazione dell’innovativa idea AdRight, presentato da Antonio Tomarchio e William Nespoli:


Set 24

L’attesa è finita e finalmente ecco l’annuncio dell’uscita sul mercato del nuovo gioiellino brandizzato Google, il G-phone…  il dispositivo mobile e prodotto da HTC e si differenzia in particolare per montare l’ OS Android, basato su kernel Linux e supporto Java.  Al momento dell’annuncio (avvenuto durante il G-day) già si stima di piazzare sul mercato dai 600.000 ai 700.000 prodotti.

Il dispositivo possiede un touch screen ed anche una tastiera a scomparsa. Il sistema di touch screen possiede features simili a quelle mostrate dall’iPhone ma si fa notare il concetto di pressione prolungata, il software si accorge se un utente fare pressione sullo schermo per più di un tot di secondi e reagisce mostrando per esempio il menù riguardo ad un file particolare.

Ampia è la gamma di software in dotazione che ricorda molto tutto ciò che Google offre su web, in particolare:  Google Maps, Google Earth, YouTube, Gtalk, etc… Vi è anche la  presenza di una versione light di Chrome (il nuovo G-browser), con una particolare funzione di zoom a riquadro. Il dispositivo è in grado di renderizzare file Word, Excel, PDF anche se nella prima versione non prevede la possibilità di sincronizzarsi con Microsoft Exchange.

La messa in vendita del dispositivo si colloca in un periodo chiave in cui Symbian non pare più essere l’unico OS per dispositivi mobili e Android si pone come OS aperto, che consente a chiunque di modificarne le caratteristiche fondamentali.  Di certo a questo primo modello ne seguiranno altri e chissà se vedremo in produzione quello che è stato divulgato come primo prototipo del G-Phone, dalle linee molto chiare ma nello stesso tempo particolari.

 

 

 

Set 23

Sembra una frase epica, quasi una leggenda, il primato dell’hard battuto, impossibile!!! Ed invece, che ci crediate o meno, è accaduto… il dato utopico è il risultato di un’inchiesta del direttore generale di Hitwise (famosa agenzia di monitoraggio della rete) Bill Tancer. La ricerca è stata svolta su un campione di 10 milioni di navigatori americani ed il risultato??? bhe… gli URL di siti adult hanno sempre meno visitatori mentre si vedono superati in utenti dalle social networks”.

I dati numerici chiariscono che dieci anni fa il 20% delle ricerche internet erano correlate a materiale hard mentre oggi solo il 10%, dall’altro lato gli utenti delle social communities (Facebook, My Space) sono cresciuti a ritmi impressionanti. Quello che stupisce ancora di più e la fascia di utenza in cui si nota il maggior calo, gli adolescenti fra i 18 ed i 24 anni: a quanto pare i ragazzi passano talmente tanto tempo sui siti di social comminities da non averne altro per “dedicarsi” a siti adult. Il dato viene confermato dal ranking di Alexa che fa volare Facebook in posizione numero 5 fra i siti più visitati al mondo, preceduto solo da Yahoo!, Google, YouTube e Windows Live; oppure di LinkedIn, social community di nicchia che si trova in posizione 219.

Tutti questi dati sono molto interessanti e rivelano che l’attenzione anche nei navigatori della rete è sempre più rivolta alla creazione di legami e alla necessità di relazionarsi con altri. Probabilmente il numero di visite dei siti adult non è diminuito ma è aumentato esponenzialmente quello ai siti di social communities, una sorta di evoluzione delle primitive chat degli anni passati. Il quadro delineato è positivo, ma dobbiamo stare attenti a non ridurre gli incontri face to face, limitandoci alle interazioni dietro lo schermo. Per assurdo ci si potrebbe trovare a relazionarsi e discutere tutto il giorno con altre persone tramite il web e non uscire o vedersi nei locali e per le strade. Le social communities rappresentano una grande forma di dialogo e contatto, ma l’incontro di persona rimane sicuramente la più bella, interessante e costruttiva forma di scambio e comunicazione.

Di minore rilevanza ma comunque interessante è l’emergere di una sorta di ossessione dei navigatori per i vip ed i relativi siti che battono di gran lunga siti a tema politico e religioso. Gli utenti sembrano più interessati alla vita privata di personaggi politici che ai loro programmi elettorali, così spiccano ricerche di fotografie della vita privata e del passato si Sara Palin, o addirittura searches sui dati personali e fisici riguardo al candidato Obama.

 

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