Ott 31

Il nuovo allarme per la nota social community viene lanciato da F-Secure: “la sicurezza del sito modaiolo sta diventando un problema sempre più preoccupante negli ultimi mesi”. Il sito mette in contatto persone e vecchi amici??? E perché non fare viaggiare il virus così….

Alcuni utenti sono stati contattati da un fantomatico amico che li ha invitati a seguire un link che portava al sito hi5.com, a questa risorsa ci sarebbe stato da vedere un filmato su Youtube. Una volta che il malcapitato fosse finito su quel sito, veniva chiesto di aggiornare la propria versione di Adobe Flash Player. Grazie ad un attacco fake codec il malfare avrebbe infettato la macchina target, ricercando tutti i cookie Facebook, per mandare l’attacco alla lista di amici.

E’ stato individuato anche un sistema di Phishing all’indirizzo www.faceiibook.com e registrato nello stato cinese. Se questi due rischi sono stati individuati… immaginate quanti latri ce ne possano essere…

Ott 30

Forse è la volta buona, forse oltre ad Alitalia e i rifiuti in campagna, il “buon” governo di destra risolverà un altro scandalo tutto made in Italy. Ci siamo liberati di Rutelli e di tutti i soldi che ci ha mangiato sopra e ora sembra che lo scandalo chiamato Italia.it si avvii a diventare qualcosa di serio, l’annuncio è del sottosegretario al turismo Michela V. Brambilla: “La versione web 2.0” – ammesso che sappia che voglia dire – “farà dimenticare la storia tragicomica che afflisse la prima edizione”.

Riassumo in breve la storia, per chi non ci avesse fatto due risate sopra: il portale nacque per promuovere l’immagine ed il turismo dell’Italia nel mondo… e perché ora non c’è più?? Perché poco dopo la sua apparizione sul web, qualcuno (dotato di senso del pudore) decise di rimuoverlo. Contenuti scadenti, grafica oscena, qualità bassissima, appeal inesistente… insomma un pasticcio made in Italy, costato 50 milioni di euro!!!!!!!!! Per chi volesse fare due risate (ma di gusto questa volta), allego il video di introduzione, firmato Rutelli…

 

 

Tutto ciò fino all’apparizione del fantastico ministro Brunetta che, in collaborazione con Michela V. Brambilla, ha deciso di riesumarlo, modificarlo e riproporre un servizio nuovo e unico.

Il sito, insieme alla proposta turistica fine a se stessa, avrà anche funzioni commerciali: attraverso le sue pagine, sarà possibile acquistare biglietti aerei, prenotare hotel, posti a teatro e così via. Quando sarà mostrato il progetto, per via ufficiale, sarà fatta chiarezza sui costi che lo Stato dovrà sostenere per rilanciare il portale. Un aspetto che, in tempi di crisi come quelli in atto, assume un’importanza primaria.  

Da italiano faccio due semplici commenti, ma di grande effetto: primo… speriamo che vada così, secondo… per la versione precedente… no comment…

Ott 28

Un passo avanti verso “le macchine che ragionano come l’uomo” se non addirittura meglio… vi azzardereste mai a chiedere l’età ad una signora?? Direi di no, provereste piuttosto a stimarla voi con risultati però approssimativi se non addirittura completamente errati.  Ed è qui che, come da rivoluzione informatica, entrano in gioco i computer ed in particolare un nuovo ingengoso software della University of Illinois che promette di stimare lì’età di una persona (range da 1 a 93) analizzandone i tratti somatici del viso.

I ricercatori hanno isolato delle particolari caratteristiche “che non hanno misteri” riguardo all’età e le hanno inserite in un sistema complesso basato su una rete decisionale, di fondamentale importanza: l’espressione, il sesso, le origini etniche, tutti elementi che giocano un ruolo importante nell’analisi dell’immagine.

Il training del sistema è stato eseguito su 1.600 immagini di volti, ma il perfetto apprendimento non è stato raggiunto e si possono ottenere risultati migliori inserendo nuove immagini di training.

Ma semplice curiosità?? No, non è così: dai minorenni che verranno così stoppati avvicinandosi ai distributori automatici per comprare le sigarette, agli adolescenti che tentando di entrare in un locale per bere alcolici si sentiranno rispondere di no, dopo il verdetto del computer. O ancora, ai bambini che non potranno accedere a siti web inadeguati, con contenuti da adulti, grazie a questo ulteriore strumento di parental control.

Come di moda negli ultimi tempi, qualcuno solleva problemi riguardo la privacy… “e te pareva”, ma Thomas S. Huang, uno degli ingegneri, si difende bene “Tutto ciò si potrà effettuare senza violare la privacy di nessuno. Il software non identifica nessuno, indovina solo l’età delle persone”. Di questi problemi di privacy non se ne può veramente più, la nostra intimità viene violata continuamente ed in diversi modi, ma negli ultimi anni pare che solo nel mondo digitale ci sta così a cuore. Questa ossessione finirà per rallentare il processo di sviluppo tecnologico!

Ott 23

Si chiama Lance Atkinson, il nome non vi dirà nulla, ma è il più grande esperto al mondo di spam… gran bel titolo di cui forgiarsi!!!! E’ stato individuato pochi giorni fa a Pelican Waters nel Queensland (Australia) e, stando alla Federal Trade Commission statunitense sarebbe il più pericoloso pirata informatico in circolazione… insomma, per farla breve, un 26 enne capace di inviare 10 miliardi di e-mail indesiderate al giorno, o meglio 115.741 al secondo. Tantissime, no, un’enormità secondo la SpamHaus (società di ricerca che da anni analizza il fenomeno), circa un terzo dello spam mondiale.

Adesso lo stanno cercando un po’ tutti, dalla polizia federale australiana al Federal Bureau of Investigation americano, fino al Dipartimento degli Affari Interni neozelandese. Ma, secondo quanto riportato dal The Sydney Morning Herald, Lance Atkinson sarebbe scappato senza lasciare tracce fin da giovedì scorso. In realtà per la Federal Trade Commission è una vecchia conoscenza. 

Già nel 2005, quando aveva solo 23 anni, gli era stata appioppata una multa da due milioni e 200 mila dollari mai pagata per aver dato vita un altro sistema simile da dove partivano milioni e milioni di mail che pubblicizzavano prodotti di erboristeria. Alla multa della Federal Trade Commission vanno aggiunti i 176 mila dollari americani richiesti dal Dipartimento degli Affari Interni neozelandese per aver inondato le caselle di posta dei suoi compatrioti con due milioni di messaggi al giorno. Parecchi in un Paese abitato da quattro milioni e mezzo di persone.

Questa volta però Atkinson ha superato se stesso. Il tutto grazie a una rete di computer zombie, controllati a distanza all’insaputa dei legittimi proprietari, che contava circa 35 mila unità sparse fra la Nuova Zelanda, l’India, la Cina e gli Stati Uniti. In base ai dati raccolti dalla Sophos, azienda specializzata negli anti virus, ormai il 90 percento delle mail indesiderate a livello mondiale provengono da pc del genere. E non è facile rintracciare i responsabili perché queste reti di computer, chiamate comunemente botnet, si attivano per pochi secondi e scompaiono dal Web dopo aver inviato il loro carico di messaggi di posta elettronica. 

Ott 22
Facebook vs. Privacy
icon1 admin | icon2 Web | icon4 10 22nd, 2008| icon3No Comments »

E’ tutto privato?? E’ tutto confidenziale?? E’ tutto come viene effettivamente settato nelle impostazioni?? Qualcuno leggerà mai i termini e le condizioni?? E’ questo ciò che fa discutere riguardo alle social community come Facebook, MySpace, Hi5, etc. Un esempio: volete sapere se un vostro amico è registrato su Facebook? Basta digitarne il nome su Google seguito dalla parola Facebook, troverete la sua pagina riassuntiva pubblica, ma anche i suoi amici. Sbrigatevi però perché da sabato tutto ciò non sarà più possibile.

Ciò è quanto deciso durante la trentesima Conferenza internazionale delle Autorità per la protezione dei dati personali, che preannuncia un  giro di vite sul web per tutelare la privacy degli utenti e che accusa le social networks di aver rivelato dati confidenziali senza alcun consenso e soprattutto con la complicità di search engines.

Per i garanti, infatti, il problema principale è la diffusione a macchia d’olio dei dati personali una volta che essi vengono messi su Facebook o su qualsiasi altro social network. E non si parla solo delle proprie generalità ma anche della serie di informazioni private che si raccontano agli amici sulle loro pagine personali.

Un esempio all’italiana è quello di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa nella sua stanza nel capoluogo umbro il 1° novembre 2007, le cui foto e profilo su Facebook sono stati immediatamente rintracciati all’indomani della tragedia e diffuse via Web. 

Secondo i garanti gli utenti non sono consci del rischio che corrono e devono essere avvertiti che “al momento non esiste protezione adeguata per evitare che i dati personali vengano copiati e diffusi in modo indiscriminato”, le proposte sono le seguenti: le social communities dovranno rendere inaccessibili i dati ei propri utenti all’esterno (se non sotto esplicito consenso), i provider devono informare meglio gli utenti riguardo i rischi che corrono e soprattutto limitare l’accesso ai profili degli utenti.

Le social communities sono una realtà troppo forte per essere sottovalutata o ignorata, Facebook è esploso in Italia: in Agosto ha fatto registrare 1.369.000 utenti unici con un incremento annuo del 961%, nel terzo trimestre 2008 la diffusione in Italia è stata così stupefacente da portare il nostro stato a guidare la classifica mondiale per incremento di utenti. E da ottobre arrivano anche i primi Facebook party, a partire da Roma e Milano.

L’idea è quella di fare buon uso di questi networks, cercando di diffondere solo ed esclusivamente notizie non proprio confidenziali… insomma solo ciò che non ci darebbe fastidio se finisse in dominio pubblico… basta immaginarlo come appeso tra i cartelloni pubblicitari del nostro paese!?!!?

Ott 21

Molte le novità presentate da Steve Jobs, Tim Cook e Jonathan Ive, dai nuovi MacBook pro di fascia alta a novità tecnologiche ed allo schermo di 24 pollici che può alimentare un notebook. Nulla invece riguardo a blu-ray e netbook (secondo Jobs “troppo giovani”).

Tra le innovazioni più interessanti fa la sua figura il grande trackpad multi-touch in vetro, in grado di interpretare addirittura il movimento di quattro dita distinte. Schede grafiche molto potenti che però non gravano sulla batteria, garantita per almeno quattro ore.

Il nuovo MacBook Pro, il portatile di fascia alta della casa di Cupertino, come da previsioni ha la tastiera nera del MacBook Air, e mostra, come negli iMac, la cornice nera attorno al display. Un design che evidentemente ha funzionato.

La svolta più grande c’è stata nel metodo di produzione: tutti i computer Apple sono tutti costruiti come il Macbook Air (leggerissimo con i suoi 1300 grammi)… il case viene scolpito in un unico pezzo di alluminio, procedimento innovativo che dovrebbe garantire una maggiore robustezza, soluzione che ai vertici della Apple hanno definito “fantastica”.

 


Nella presentazione Steve Jobs si pone come protagonista principale e conferma che sta bene, prendendo in giro le voci sulle sue precarie condizioni di salute (ed anche sulla sua possibile morte): “La mia pressione è 110/70. Ma potrebbe salire se mi fate troppe domande sull’argomento”.

In tutto ciò Apple pare aver perso alcuni punti percentuali dopo la presentazione dei nuovi laptop. Si attendeva, in periodo di recessione, un taglio più radicale dei prezzi. C’è chi si aspettava addirittura l’arrivo di un mini-laptop a basso prezzo, sullo stile di Acer One o Asus Eee. 

Ott 18

“La persona che stai cerando è impegnata alla guida: si prega di lasciare un messaggio o di richiamare in un altro momento”, se vi sentite rispondere questa frase chiamando un vostro amico o magari partner, non spaventatevi, starete ascoltando la voce del software DriveAssist, che mette in pratica il divieto “non parlare al conducente”. Brevettato dalla società Canadese Aegis MobilityDriveAssist è talemente equilibrato da rendersi conto di telefonate urgenti ed in tal caso permette la chiamata in arrivo.

La piattaforma riconosce la velocità con cui si muove il proprietario del cellulare, capendo se si trova in movimento su un’autovettura. DriveAssist blocca le chiamate in arrivo e può anche essere configurato per informare l’interlocutore su dove si trovi l’utente ricercato. La privacy non è violata perché è l’utente a installarlo, attivarlo, configurarlo e scegliete quali chiamate permettere.

Una domanda mi sorge spontanea… e se mi trovo a fianco del conducente?? O su un treno?? O sull’autobus?? Come DriveAssist  riesce ad interpretare queste situazioni e di conseguenza non attivarsi?? Ho cercato informazioni sul web, ma nulla in tal senso, di conseguenza il metodo con cui il software possa distinguere tali situazioni rimane poco chiaro.

Ott 17

Oggi scrivo  riguardo a Cloudera, un’interessante start-up lanciata da un gruppo di top engineers della Silicon Valley, che (in periodo di recessione) si pone l’obbiettivo di aiutare le altre società nell’adottare una promettente piattaforma software chiamata Hadoop.

 

 

Hadoop è un progetto open-source progettato per permettere agli sviluppatori di implementare e creare applicazioni basate su enormi quantità di dati. L’ambiente in cui tale piattaforma si sta sviluppando è ancora in fase embrionale ed è qui che Cloudera spera di ritagliarsi una nicchia. Cloudera aiuterà altre società in “install, configure and run” Hadoop, sia su server proprio che su hosting Amazon (EC2).

Il team è ben formato ed include Amr Awadallah (ex vice presidente Yahoo), Christoph Bisciglia (ex Google), Jeff Hammerbacher (primo Facebook data team leader) e Mike Olson.

Hadoop utilizza il framework MapReduce (introdotto da Google) che divide le applicazioni in piccoli blocchi di lavoro, creando copie multiple di blocchi di dati che vengono posizionati su vari nodi. I benefici si possono riassumere in: scalabile, economico, efficiente e reliableHadoop viene attualmente utilizzato da grosse compagnie come Yahoo.

Ott 14

Mark Zuckerberg, il più giovane miliardario del mondo, arriva in Europa e si scopre più buono. Sì, il 24enne fondatore del sito di social networking più visitato del pianeta ha deciso di lanciare in Europa (per ora in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna, presto anche in Italia) un’iniziativa ad alto tasso di solidarietà. L’ha chiamata “Facebook for good: condividi la tua storia”. Tradotto: vince chi meglio saprà rendere omaggio a persone che hanno usato Facebook per contribuire a un mondo più aperto e connesso. 

Ma il giovane Mark (scarpe da ginnastica, jeans, t-shirt e maglioncino con zip) parla soprattutto del Facebook prossimo venturo: spiega in due parole la ricetta che ha fatto grande la sua creatura, la defezione di due suoi collaboratori di peso (e lo fa a denti stretti), parla di pubblicità, promette nuove localizzazioni del sito, smentisce piani di entrata in Borsa (”per ora”) e svela di guardare con interesse al social web in chiave aziendale. 



Un sito nato nel 2004 per connettere gli studenti delle università americane e che adesso vale cifre da capogiro, non è facile da spiegare. Lo scorso anno, quando Microsoft acquistò l’1,5 per cento del capitale, Facebook venne valutato 15 miliardi di dollari. Adesso si vola ancora più alto. “Semplice”, dice il fondatore: “La voglia di comunicare è un valore universale. Noi siamo un prodotto che facilita proprio questo e la gente perciò ci usa. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna se nel 2006 eravamo il 7% del social web e adesso ne rappresentiamo i due terzi. Poi c’è la il rispetto della privacy: è una delle chiavi del nostro successo.”. Parlando della crisi: “Questa situazione economica riguarda tutti, solo che Facebook è fortunatamente una società a capitali privati e quindi non è esposta come altre alla crisi. La nostra missione è mettere in contatto le persone, per un mondo più connesso e più trasparente. E per farlo seguiamo un modello di business “sostenibile” che sta funzionando bene: 120mila aziende fanno inserzioni sul nostro sito. E tra queste 2/3 delle imprese statunitensi. La Borsa? Al momento non abbiamo piani per una quotazione sui mercati, e non li avevamo prima dell’inizio della crisi economica”. 

Le proteste che ha scatenato la nuova grafica di Facebook hanno superato in intensità persino quelle esplose quando Zuckerberg lanciò Beacon, un sistema pubblicitario molto invasivo. Una mossa che lo costrinse a una repentina retromarcia e a pubbliche scuse. Adesso non cederà: “Tante critiche, è vero, ma l’idea del nuovo layout è di dare un bollettino di notizie personalizzate. Saper subito ciò che accade nella nostra comunità di amici. I cambi sono sempre difficili da digerire, ma abbiamo verificato che la nuova grafica gli utenti scambiano più informazioni. Quindi va bene”. 

Dustin Moskovitz, co-fondatore, lascia la società e con lui anche Justin Rosenstein, ex Google. Obiettivo: lavorare a una sorta di Facebook per le aziende. Zuckerberg precisa: “No, loro faranno software per le imprese. Anche noi svilupperemo applicazioni per le aziende in futuro. Si tratta solo di immaginare lo scambio di informazioni in altre forme. Quanto alla fuoriuscita di due persone non mi preoccupo: siamo 700 e la gente di talento non manca. E altri, molto bravi, sono in entrata. Vedrete”.

Ott 7

I blog… ne state leggendo uno in questo momento, tutti li osserviamo quotidianamente e molti di noi lo posseggono… ma quanto può valere un bel blog? Probabilmente questo che state leggendo vale meno di un pacchetto di Vigorsol, diverso è il discorso per un blog ben fatto, settoriale e con una community alla base, come Bankaholic.com, blog appena acquisito dal servizio di news finanziarie Bankrate per la cifra approssimativa di 15 milioni di dollari.

 


Ma cosa rende questo blog speciale? Bankaholic è il tipico blog che può rappresentare valore ai colossi editoriali, è snello (peraltro gestito da un unico blogger), focalizzato e soprattutto con un bacino di utenti molto specifico. Il valore del blog è proprio dato da tale community che è molto focalizzata e interessata al tema: l’ideale per pubblicità targeted.

Il blog è un formato che si sta evolvendo col tempo e si sta trasformando da diario personale aperto a tutti a forma editoriale online e mezzo di comunicazione verso un pubblico narrow. Così come recentemente un colosso come The Guardian ha investito più di 30 milioni di dollari per acquistare il blog PaidContent: blog autorevole e sempre aggiornato riguardo l’industria dei media online.

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