Set 29

Un iPod preistorico lo si può definire, ma sempre iPod. Questo è quello che sostiene Kane Kramer (52 enne Londinese) che pare essere il vero padre del famoso lettore Mp3 della casa di Cupertino.

La storia è breve, l’Inglese disegna e il suo IXI nel 1979, costruisce una società e lo brevetta nonostante problemi legati allo stato dell’arte della tecnologia: nel 1979 un chip al massimo contiene tre minuti e mezzo di musica, ma Kramer ha l’intuizione (chiamiamolo veggente se vogliamo) che nel giro di anni la capacità di memorizzazione dei chip possa crescere. E dove sta allora l’inghippo? I problemi arrivano nel 1988 quando il board viene meno e Kramer non riesce a raccogliere la cifra necessaria per il rinnovo del brevetto.

E così ora una certa società si ritrova con 160 milioni di pezzi venduti (circa 100 al minuto) e diversi zeri… mentre l’Inglese vive con moglie e figli in una casa in affitto per difficoltà economiche. Apple ora, colpo di scena, decide di riconoscere la paternità dell’invenzione. Quanto è etica la corporation di Steve Jobs… ovviamente no, qualcosa sotto c’è!

La casa di Cupertino ha problemi legali con Brust.com sempre per la paternità del famoso gadget, quindi ha pagato Kramer per andare in tribunale per testimoniarne la paternità. Tirando le somme, l’inventore con la sua geniale creazione, ha messo in tasca: un biglietto a/r per la California ed una soggiorno pagato! Tutto qui? No, certo: Apple, con un gesto veramente poco elegante, ha gentilmente regalato un iPod a Kramer, speriamo almeno che sia quello di fascia massima e non l’entry level!

Set 28

Ebbene si, pare che non siano solo due i fondatori del celebre motore di ricerca, spunta Hubert Chang, PhD della New York University, che in un video shock su YouTube rivela che avrebbe collaborato con Bin e Page. Chang dichiara: “Google? Lo creai io insieme a Brin e Page: abbiamo ideato il nome, il PageRank ed il business plan”.

Chang afferma di aver contattato Sergei Brin e Larry Page nel 1997, quando Rajeev Motwani (suo professore alla Standford University) visitò il campus di New York. Chang gli chiese se conosceva qualcuno con cui poter collaborare per lo sviluppo di una idea innovativa di algoritmo di ricerca ed il professore gli fornì i contatti dei due promettenti studenti.

 

 

Chang dichiara: “La collaborazione è stata intensiva ed interessante. Io, Brin e Page abbiamo realizzato insieme l’algoritmo di ricerca (il celebre PageRank), ma anche il business model basato su adsense e adword”, dice Chang che poi spiega perché di lui non si è saputo più nulla. Nella sua versione dei fatti, Brin e Page gli chiesero di firmare con loro il documento accademico di presentazione di Google, ma il giovane rifiutò per potersi concentrare sul suo dottorato (concluso nel 2002) a New York. Dopo aver raggiunto il suo goal, Chang bussò di nuovo alla porta di Google, al tempo una piccola ma promettente startup, senza ricevere però le previste attenzioni. Da qui la decisione di pubblicare un video in cui rivelare la sua versione dei fatti. Purtroppo di tutto questo non esistono prove perché Chang ammette che “nel 1997 avevo poco spazio nella casella email e sono stato costretto a cancellare la corrispondenza con Brin e Page”.

Questa è la versione del PhD, verità o fake? Qui la parola a Mowani, che dichiara che non ci sono sicurezze certe, ma potrebbero essere tutte falsità. Motwani, che oltre ad essere un professore è anche un “business angel”, racconta di essere stato a stretto contatto con Brin e Page ma di non aver mai sentito parlare di tale Chang. Secondo il professore: “Può essere che ci sia stato uno scambio di email, ma l’affermazione di aver collaborato all’idea del nome, dell’algoritmo e del business plan, è del tutto infondata. Quindi potrebbe essere solo una trovata pubblicitaria? Se si, il PhD ha sicuramente trovato il modo di farsi notare, ora però come farà a lavorare sulla credibilità?

 

 

 

Set 27

Potremmo definirla come una sfida Epica: Murdoch vs. Jobs, il magnate sfida Apple riguardo la musica digitale online. La novità si chiama MySpace Music, una joint venture con le più grandi major discografiche, che si propone come il nuovo modo per ascoltare musica online.

La novità sta nell’affiancare ad un negozio musicale online (la musica si può anche ascoltare gratuitamente in streaming, anticipata da un messaggio pubblicitario) la ben nota MySpace community, integrandola con la possibilità di sperimentazioni musicali, una palestra per talenti, un laboratorio per l’analisi delle nuove tendenze ed una piazza di condivisione.

MySpace Music potrebbe rappresentare la nuova “rivoluzione musicale” che dopo il cd ha coinvolto prima il sito OD2 di Peter Garbiel e poi il colosso Apple con iTunes. Come spesso nel controverso rapporto fra internet e il mondo della musica, l’innovazione non arriva dai discografici, ma dall’esterno: “E’ una sfida culturale oltre che economica – commenta il presidente dei discografici italiani Enzo Mazza – perché la nostra industria è ancorata all’idea dell’album come format centrale della musica. Gli artisti producono album concept, dove le canzoni sono legate una all’altra da una coerenza di stile e contenuto. Con il downloading del singolo brano, componendo una propria playlist personale, il consumatore si fa da solo il proprio album”.

L’idea di MySpace Music è buona e può portare all’esercizio ed al fiorire di nuovi artisti o esperti musicali, visto il potere ormai collaudato delle social communities. Gli utenti possono scambiarsi opinioni, commentarsi, criticarsi e confrontarsi, migliorando la qualità dei brani e la loro esperienza.

 

Set 25

Si chiama AdRight la piattaforma “made in Italy” di advertising online e rappresenta l’ambizioso progetto di cinque ragazzi fra i 25 e 26 anni, laureati da pochi mesi… il goal è semplice quanto interessante: entrare nel mercato della pubblicità online dominato da Google.  La storia come riporta la Repubblica “in pieno stile Silicon Valley è ambientata in Italia, tra l’Etna e la pianura Padana”.  L’Italia è sempre stato un paese di grandi menti, perché aspettarsi sempre innovazioni tecnologiche dagli States?

Il progetto è ambiziosissimo e chi vi sta scrivendo ora è uno dei suoi sviluppatori, William Nespoli, che ritiene che questa sia una vera e propria sfida: affrontare il gigante del Web, che rilascia una novità la mese più o meno.  L’idea è quella di non mettersi contro un gigante simile, ma aggiudicarsi una fascia di mercato, per quanto piccola possa essere.

Il punto di forza di AdRight è mostrare all’utente la pubblicità che lui stesso vorrebbe vedere… fino ad ora il massimo che è stato fatto è visualizzare annunci che siano inerenti al contenuto della pagina, AdRight vuole fare di più, monitorare la navigazione di ogni utente e visualizzare ciò che a lui più interessa. Il punto chiave è la privacy, ma il problema viene scavalcato utilizzando cookies disabilitabili e non ammettendo nel circuito siti hard o particolari come quelli bancari.

AdRight si rivolge poi anche ai piccoli publishers che vengono pagati al raggiungimento della soglia di solo 20 euro ed al massimo una settimana dopo la richiesta del pagamento.

Il progetto come già detto è ambizioso ed anche gli impegni ed i sacrifici dei suoi creatori. Il punto chiave sono gli investimenti, purtroppo non siamo in Silicon Valley, qui è più dura trovare investimenti, ma non è un’operazione difficile.  Il team conosce bene la situazione americana dopo aver lavorato nella realizzazione di PreCYdent, ambizioso motore di ricerca per fonti legali statunitensi. Il primo server è stato acquistato di tasca propria da uno dei ragazzi, la speranza è che sia stato un ottimo investimento…

Dall’ADVcamp della BlogFest, ecco il video televisivo di presentazione dell’innovativa idea AdRight, presentato da Antonio Tomarchio e William Nespoli:


Set 24

L’attesa è finita e finalmente ecco l’annuncio dell’uscita sul mercato del nuovo gioiellino brandizzato Google, il G-phone…  il dispositivo mobile e prodotto da HTC e si differenzia in particolare per montare l’ OS Android, basato su kernel Linux e supporto Java.  Al momento dell’annuncio (avvenuto durante il G-day) già si stima di piazzare sul mercato dai 600.000 ai 700.000 prodotti.

Il dispositivo possiede un touch screen ed anche una tastiera a scomparsa. Il sistema di touch screen possiede features simili a quelle mostrate dall’iPhone ma si fa notare il concetto di pressione prolungata, il software si accorge se un utente fare pressione sullo schermo per più di un tot di secondi e reagisce mostrando per esempio il menù riguardo ad un file particolare.

Ampia è la gamma di software in dotazione che ricorda molto tutto ciò che Google offre su web, in particolare:  Google Maps, Google Earth, YouTube, Gtalk, etc… Vi è anche la  presenza di una versione light di Chrome (il nuovo G-browser), con una particolare funzione di zoom a riquadro. Il dispositivo è in grado di renderizzare file Word, Excel, PDF anche se nella prima versione non prevede la possibilità di sincronizzarsi con Microsoft Exchange.

La messa in vendita del dispositivo si colloca in un periodo chiave in cui Symbian non pare più essere l’unico OS per dispositivi mobili e Android si pone come OS aperto, che consente a chiunque di modificarne le caratteristiche fondamentali.  Di certo a questo primo modello ne seguiranno altri e chissà se vedremo in produzione quello che è stato divulgato come primo prototipo del G-Phone, dalle linee molto chiare ma nello stesso tempo particolari.

 

 

 

Set 23

Sembra una frase epica, quasi una leggenda, il primato dell’hard battuto, impossibile!!! Ed invece, che ci crediate o meno, è accaduto… il dato utopico è il risultato di un’inchiesta del direttore generale di Hitwise (famosa agenzia di monitoraggio della rete) Bill Tancer. La ricerca è stata svolta su un campione di 10 milioni di navigatori americani ed il risultato??? bhe… gli URL di siti adult hanno sempre meno visitatori mentre si vedono superati in utenti dalle social networks”.

I dati numerici chiariscono che dieci anni fa il 20% delle ricerche internet erano correlate a materiale hard mentre oggi solo il 10%, dall’altro lato gli utenti delle social communities (Facebook, My Space) sono cresciuti a ritmi impressionanti. Quello che stupisce ancora di più e la fascia di utenza in cui si nota il maggior calo, gli adolescenti fra i 18 ed i 24 anni: a quanto pare i ragazzi passano talmente tanto tempo sui siti di social comminities da non averne altro per “dedicarsi” a siti adult. Il dato viene confermato dal ranking di Alexa che fa volare Facebook in posizione numero 5 fra i siti più visitati al mondo, preceduto solo da Yahoo!, Google, YouTube e Windows Live; oppure di LinkedIn, social community di nicchia che si trova in posizione 219.

Tutti questi dati sono molto interessanti e rivelano che l’attenzione anche nei navigatori della rete è sempre più rivolta alla creazione di legami e alla necessità di relazionarsi con altri. Probabilmente il numero di visite dei siti adult non è diminuito ma è aumentato esponenzialmente quello ai siti di social communities, una sorta di evoluzione delle primitive chat degli anni passati. Il quadro delineato è positivo, ma dobbiamo stare attenti a non ridurre gli incontri face to face, limitandoci alle interazioni dietro lo schermo. Per assurdo ci si potrebbe trovare a relazionarsi e discutere tutto il giorno con altre persone tramite il web e non uscire o vedersi nei locali e per le strade. Le social communities rappresentano una grande forma di dialogo e contatto, ma l’incontro di persona rimane sicuramente la più bella, interessante e costruttiva forma di scambio e comunicazione.

Di minore rilevanza ma comunque interessante è l’emergere di una sorta di ossessione dei navigatori per i vip ed i relativi siti che battono di gran lunga siti a tema politico e religioso. Gli utenti sembrano più interessati alla vita privata di personaggi politici che ai loro programmi elettorali, così spiccano ricerche di fotografie della vita privata e del passato si Sara Palin, o addirittura searches sui dati personali e fisici riguardo al candidato Obama.

 

Set 21

Da Google a Too, come dire da tanto a poco, da grandissimo a piccolissimo, da target di massa a target privato.

Tutti conosciamo Google, il famoso motore di ricerca, ma non tutti sanno che il suo nome  viene da un derivato della parola googol, che in inglese rappresenta un numero esprimibile con un 1 seguito da 100 zeri. Parallelamente a questa metafora che rappresenta un numero enorme, legato alle grandi ambizioni di Google, nasce Too (derivato dalla parola two, cioè 2) il nuovo blog di Sergey Michailovic Brin.

Il blog, di stile molto asciutto e scarno, vuole essere un vero e proprio personal blog del cofondatore dell’impero informatico, che tratti esclusivamente della vita privata.. anche se (già dal nome) i riferimenti al famoso motore di ricerca non mancheranno.

I temi trattati fino ad ora sono di estrema serietà, come la predisposizione genetica (basata su un’alterazione del gene lrrk2) di Brin verso il morbo di Parkinson, scoperta grazie ad analisi effettuate dalla moglie Anne Wojcicky, specialista di test genetici e proprietaria della società 23andme.

Brin pare mettersi a livelli di tutti gli altri bloggers sulla rete, creando un vero e proprio blog personale dove riportare fatti della vita quotidiana, e chi non sarebbe curioso di sapere cosa accade ad uno degli uomini più ricchi ed ambiziosi al mondo, che ha dato vita alla propria fortuna attraverso una lite con il proprio professore universitario (Jon Kleinberg, Cornell University) che voleva la pubblicazione del PageRank per la ricerca, decidendo invece insieme a Larry Page di brevettavo a scopo di guadagno???

 

Set 20

“Why type, when you can Swype?” Questo è lo sloga di lancio della nuovo metodo intuitive di scrittura a video figlio del medesimo inventore del famosissimo T9, Cliff Kushler. I cellulari si innovano e si passa dal tastierino a pulsanti, al tastierino a touch screen? E perché allora non considerare il T9 obsoleto e ideare un nuovo metodo di scrittura che si adatti all’evoluzione dell’input… questa è l’idea alla base del nuovo Swype presentato nel corso del TechCrunch50 di San Francisco.

Il sistema si basa sull’idea di non far più pressione su ogni singolo punto sullo schermo, ma semplicemente di tenere il dito (o pen) appoggiato e muoverlo velocemente fra le lettere, come se si dovesse scrivere, ma solamente trascinandolo. Il software traccia i vettori di movimento del dito ed è in grado di capire qual è il vocabolo swypeato dall’utente. Ovviamente a supporto di tutto ciò vi è un dizionario di matching e correzione basato su 65 mila words.

Il punto di forza del nuovo sistema è la rapidità, la demo (alla fine dell’articolo) stupisce e lo stesso inventore (forte della sua conoscenza del sistema e dell’allenamento) dichiara di riuscire a comporre ben 55 parole in meno di un minuto, velocità che farebbe gola a qualsiasi adolescente che utilizza il T9 senza neanche guardare il telefono!

Il software pare essere compatibile con tutti i sistemi anche se la sua destinazione migliore sembrerebbe essere il famosissimo iPhone, Kushler stesso ha ammesso di essere allettato da questa idea, definendo il dispositivo Apple perfetto per il suo Swype.

L’idea è molto creativa e l’invenzione pare essere ottima, in particolare il concetto di mantenere il T9 innovato ed avanzato con i tempi, qui si parla di una vera rivoluzione nella scrittura a video per chi utilizza dispositivi touch sreen! Sicuramente Swype richiederà un po’ di allenamento e pratica, molto più del precedente sistema di scrittura a video, ma l’utilità pare essere netta e sono già inclusi tutti i meccanismi di scrittura di lettere maiuscole, caratteri particolari e doppie lettere.


Set 20

Giorni fa mi è capitato di trovarmi in una conferenza informatica, ero attorniato da persone di qualsiasi età che sembravano fatti con lo stampino, tutti con il loro bell iPhone legato alla cintura e con un micro notebook che navigavano su internet (chissà a far cosa) che, come i miei professori universitari dicevano: “se quello che stiamo dicendo non vi interessa, siete liberissimi di andarvene!!”… fatto sta che ero li ed osservavo questi Netbook, che al momento sono tutti uguali, visto che solo Asus lo produce; peraltro uno mi ha fatto molto ridere con una bella mela enorme che copriva totalmente il logo della famosa casa produttrice di pc.

Scopro oggi dell’annuncio dell’uscita di un nuovo Netbook sul mercato, questa volta prodotto da Toshiba e una domanda sorge in me: ma avranno veramente un futuro questi micro-notebook??

Una breve introduzione per capire di cosa sto parlando, i Netbook sono dei piccoli portatili con schermo fino a 10 pollici che consentono di avere con se i propri dati e navigare su internet, chattare e leggere posta… insomma più che altro un modo per avere internet sempre con se (ad un prezzo massimo di 300 euro), per intenderci sono quelli riportati nella seguenti immagini.

 


 

Toshiba stessa cerca di dare una risposta alla mia domanda, spiegando che “il periodo per entrare nel mercato dei netbook è il migliore con forte crescita prevista nei prossimi 3 o 4 anni”, questo secondo i loro analisti interni. Il colosso lancia un nuovo modello con specifiche interessanti e che vuole destinare sia all’utente avanzato che è solito muoversi e vuole avere tutti i dati con se senza trasportare il proprio portatile (ora, non per essere polemico, ma che differenza c’è tra portarsi in giro un 10 pollici e un 13???) sia all’utente giovane, infatti propone anche una serie di cover intercambiabili.

Il trend di questi Netbook è in crescita e molte case stanno valutando la messa in produzione di alcune linee… ma io vorrei capire se è veramente così, o se è l’ennesimo gioiellino tecnologico che fa molta gola ma che alla fine si rivela di scarsa utilità, chi di noi non ha un oggetto tecnologico, ritenuto utilissimo al momento dell’acquisto, e che ora è li nel cassetto a discutere con la polvere???

 

 

Penso che per chi lavora, soprattutto nel campo informatico, possa essere una buona soluzione per avere veramente sempre la rete con se, ma non vedo ulteriori applicazioni… di certo le varie case produttrici non si pongono questo problema, e prevedendo un mercato in crescita, non si pongo il perché di tale fenomeno, cercano semplicemente di cavalcarlo… e fanno bene!!!

Anche Samsung, dopo “dettagliate analisi di mercato”, annuncia l’uscita del suo NC10 Netbook. Punti di forza di questo Netbook sono, secondo la casa Sud Coreana, l’ampia tastiera e la batteria a sei celle, in grado di reggere più di 8 ore di lavoro. NC10 sarà disponibile però a partire da ottobre fornendo come dotazione un HD da 80/160Gb, videocamera integrata e tutte le connessioni più richeiste.

 

Ritengo di molto più interesse un progetto del designer designer Apostol Tnokovski che propone una nuova concezione di computer portatile, quello che lui stesso ha definito con il nome di E-ball PC. Una vera e propria palla con tutta la più avanzata tecnologia all’interno ed un mouse wireless nascosto. Lo schermo??? A che serve, l’immagine viene proiettata su qualsiasi superficie piana… La tastiera??? A che serve, l’insieme dei pulsanti viene proiettato sul tavolo o scrivania… E per l’audio??? Anche quello integrato nella sfera, con altoparlanti da 50W… insomma tutto è rinchiuso in questa palla tecnologica che al momento è un concept pensato con HD da 500Gb, Ram da 2Gb, Hd-DVD Recorder, Web-cam e tutte le usuali connessioni.

 

 

L’idea è veramente geniale e rappresenterebbe una vera innovazione nel campo dei pc, con un oggetto di grande design e anche vera novità, c’è da vedere come reagiscano i nostri occhi ad un’immagine proiettata con varie condizioni di luminosità e anche la velocità nell’utilizzare una tastiera proiettata!

 

Set 19

Dopo qualche girono di analisi ed utilizzo, oggi mi sento pronto per parlarvi di Chrome, l’ennesima novità del team di Brin e Page che viene descritto come “un browser progettato per rendere più veloce, facile e sicuro l”uso del Web con un design minimo che non intralcia la navigazione”. Se questo è il goal posto da quelli di Google direi che ci hanno preso in pieno, anche se mi sarei aspettato qualcosa di più rivoluzionario da quei due ragazzi!

In questo nuovo browser per la navigazione non c’è nulla di sbalorditivo o innovativo, ma molti piccoli accorgimenti che possono rendere la navigazione più piacevole sia ai primi arrivati che ai più esperti. Google viene incontro a chi ha il terrore di phishing e fenomeni simili segnalando siti che potrebbero contenere codice dannoso per il pc client. Di “mai visto” c’è una funzione che permette di navigare in modo nascosto e cioè in modo che il browser non memorizzi nulla della navigazione corrente inclusi gli URL. Una cosa carina (sperando che non gravi su tempo computazionale e banda) è che all’apertura di una nuova scheda, vengono visualizzate in piccolo tutte le schede più viste o viste di recente..

 

 


 

 

La cosa che mi affascina sempre, e che era già presente nel plug-in di Google per i vari browser, è che scrivendo parte dell’URL vengono visualizzati non solo gli url già visitati, ma anche una sorta di ricerca in tempo reale su google, cioè gli url rankati per primi se la ricerca fosse quella digitata al momento nella barra degli indirizzi… nulla di innovativo, ma mi affascina sempre!

Una funzionalità avanzata su cui mi voglio soffermare è la possibilità di vedere, tramite un mini task manager, quante risorse sta impegnando ogni singola scheda, in modo da poter chiudere finestre “pesanti”.. non ce ne sarebbe bisogno se tutto il web fosse fatto ad-hoc… ma non c’è bisogno che vi dica io che siamo ben lontani da ciò.

Il nome mi sembra particolarmente azzeccato, Chrome mi fa pensare ad un qualcosa di preciso e attraente all’esterno, ed è proprio qui il punto di forza di questo nuovo browser, tante piccole funzionalità che rendono la vita nella rete più facile, ma nulla di rivoluzionario… mi aspettavo che l’innovazione geniale applicata nel ranking dei risultati della ricerca di Google anni fa, fosse in qualche modo rispecchiata in questo nuovo software e invece no, anche se non confesso che ultimamente il team di Brin e Page sta deludendo un po’ in quanto a idee innovative e rivoluzionarie, pensando invece molto a fare marketing e acquisendo società in modo da aumentare il proprio valore. Anche se, nella loro posizione, chi non farebbe ciò????

Pare che Chrome sia aperto a contributi e guardi verso sviluppi futuri, quasi a sostituire quello che utilizziamo attualmente come desktop, potrebbe essere che Google conti sull’apporto di tutti per creare un sistema veramente innovativo e rivoluzionario di navigazione web, vedremo dove si spingerà lo sviluppo di questo software!!!!

Poco c’entra con la tecnologia, ma il logo di Chrome è veramente spettacolare e in me provoca realmente un senso di eleganza e perfezione, come un qualcosa di perfetto che riveste un cuore interno. Devo fare i complimenti ai designer che hanno prodotto un oggetto di tale bellezza e “precisione”, da sottolineare anche la lucentezza che viene ricreata dal logo…

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