Nov 15

Non è ancora il momento della profetica “ultima copia”, ma pare che il flusso degli eventi porti in quella direzione… l’osservazione non è casuale ma frutto di analisi e studi sull’andamento delle pubblicità/vendite su carta e online: le società sono pronte a cambiare le loro strutture interne per adattarsi ad un mondo in continuo cambiamento.

Il New York Times si dice pronto a ristrutturare il proprio organico dopo i disastrosi risultati dell’iultima trimestrale, che vede i ricavi pubblicitari sulla carta stampata in caduta libera (-16%) contro quell’i dell’online in salita (+6%) ma non necessari a colmare i buchi prodotti. Il colosso non è l’unico big dell’editoria a muoversi in questa direzione ed anche un classico come The Christian Science Monitor decide addirittura di abbandonare la carta per passare solo all’online.

Il punto dolente di tutto ciò sono i licenziamenti, iniziati da lunedì presso il Los Angeles Times con 75 dipendenti, seguiti martedì da Gannett (Usa Today il suo quotidiano di maggior rilevanza) con 3000 unità.

La situazione non rosea anche per i magazines: Time Inc., editore dell’omonimo settimanale e di un centinaio di altre pubblicazioni a livello mondiale, nelle prossime due settimane presenterà la lettera di dimissione a 600 impiegati.

Ott 31

Il nuovo allarme per la nota social community viene lanciato da F-Secure: “la sicurezza del sito modaiolo sta diventando un problema sempre più preoccupante negli ultimi mesi”. Il sito mette in contatto persone e vecchi amici??? E perché non fare viaggiare il virus così….

Alcuni utenti sono stati contattati da un fantomatico amico che li ha invitati a seguire un link che portava al sito hi5.com, a questa risorsa ci sarebbe stato da vedere un filmato su Youtube. Una volta che il malcapitato fosse finito su quel sito, veniva chiesto di aggiornare la propria versione di Adobe Flash Player. Grazie ad un attacco fake codec il malfare avrebbe infettato la macchina target, ricercando tutti i cookie Facebook, per mandare l’attacco alla lista di amici.

E’ stato individuato anche un sistema di Phishing all’indirizzo www.faceiibook.com e registrato nello stato cinese. Se questi due rischi sono stati individuati… immaginate quanti latri ce ne possano essere…

Ott 30

Forse è la volta buona, forse oltre ad Alitalia e i rifiuti in campagna, il “buon” governo di destra risolverà un altro scandalo tutto made in Italy. Ci siamo liberati di Rutelli e di tutti i soldi che ci ha mangiato sopra e ora sembra che lo scandalo chiamato Italia.it si avvii a diventare qualcosa di serio, l’annuncio è del sottosegretario al turismo Michela V. Brambilla: “La versione web 2.0” – ammesso che sappia che voglia dire – “farà dimenticare la storia tragicomica che afflisse la prima edizione”.

Riassumo in breve la storia, per chi non ci avesse fatto due risate sopra: il portale nacque per promuovere l’immagine ed il turismo dell’Italia nel mondo… e perché ora non c’è più?? Perché poco dopo la sua apparizione sul web, qualcuno (dotato di senso del pudore) decise di rimuoverlo. Contenuti scadenti, grafica oscena, qualità bassissima, appeal inesistente… insomma un pasticcio made in Italy, costato 50 milioni di euro!!!!!!!!! Per chi volesse fare due risate (ma di gusto questa volta), allego il video di introduzione, firmato Rutelli…

 

 

Tutto ciò fino all’apparizione del fantastico ministro Brunetta che, in collaborazione con Michela V. Brambilla, ha deciso di riesumarlo, modificarlo e riproporre un servizio nuovo e unico.

Il sito, insieme alla proposta turistica fine a se stessa, avrà anche funzioni commerciali: attraverso le sue pagine, sarà possibile acquistare biglietti aerei, prenotare hotel, posti a teatro e così via. Quando sarà mostrato il progetto, per via ufficiale, sarà fatta chiarezza sui costi che lo Stato dovrà sostenere per rilanciare il portale. Un aspetto che, in tempi di crisi come quelli in atto, assume un’importanza primaria.  

Da italiano faccio due semplici commenti, ma di grande effetto: primo… speriamo che vada così, secondo… per la versione precedente… no comment…

Ott 22
Facebook vs. Privacy
icon1 admin | icon2 Web | icon4 10 22nd, 2008| icon3No Comments »

E’ tutto privato?? E’ tutto confidenziale?? E’ tutto come viene effettivamente settato nelle impostazioni?? Qualcuno leggerà mai i termini e le condizioni?? E’ questo ciò che fa discutere riguardo alle social community come Facebook, MySpace, Hi5, etc. Un esempio: volete sapere se un vostro amico è registrato su Facebook? Basta digitarne il nome su Google seguito dalla parola Facebook, troverete la sua pagina riassuntiva pubblica, ma anche i suoi amici. Sbrigatevi però perché da sabato tutto ciò non sarà più possibile.

Ciò è quanto deciso durante la trentesima Conferenza internazionale delle Autorità per la protezione dei dati personali, che preannuncia un  giro di vite sul web per tutelare la privacy degli utenti e che accusa le social networks di aver rivelato dati confidenziali senza alcun consenso e soprattutto con la complicità di search engines.

Per i garanti, infatti, il problema principale è la diffusione a macchia d’olio dei dati personali una volta che essi vengono messi su Facebook o su qualsiasi altro social network. E non si parla solo delle proprie generalità ma anche della serie di informazioni private che si raccontano agli amici sulle loro pagine personali.

Un esempio all’italiana è quello di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa nella sua stanza nel capoluogo umbro il 1° novembre 2007, le cui foto e profilo su Facebook sono stati immediatamente rintracciati all’indomani della tragedia e diffuse via Web. 

Secondo i garanti gli utenti non sono consci del rischio che corrono e devono essere avvertiti che “al momento non esiste protezione adeguata per evitare che i dati personali vengano copiati e diffusi in modo indiscriminato”, le proposte sono le seguenti: le social communities dovranno rendere inaccessibili i dati ei propri utenti all’esterno (se non sotto esplicito consenso), i provider devono informare meglio gli utenti riguardo i rischi che corrono e soprattutto limitare l’accesso ai profili degli utenti.

Le social communities sono una realtà troppo forte per essere sottovalutata o ignorata, Facebook è esploso in Italia: in Agosto ha fatto registrare 1.369.000 utenti unici con un incremento annuo del 961%, nel terzo trimestre 2008 la diffusione in Italia è stata così stupefacente da portare il nostro stato a guidare la classifica mondiale per incremento di utenti. E da ottobre arrivano anche i primi Facebook party, a partire da Roma e Milano.

L’idea è quella di fare buon uso di questi networks, cercando di diffondere solo ed esclusivamente notizie non proprio confidenziali… insomma solo ciò che non ci darebbe fastidio se finisse in dominio pubblico… basta immaginarlo come appeso tra i cartelloni pubblicitari del nostro paese!?!!?

Ott 17

Oggi scrivo  riguardo a Cloudera, un’interessante start-up lanciata da un gruppo di top engineers della Silicon Valley, che (in periodo di recessione) si pone l’obbiettivo di aiutare le altre società nell’adottare una promettente piattaforma software chiamata Hadoop.

 

 

Hadoop è un progetto open-source progettato per permettere agli sviluppatori di implementare e creare applicazioni basate su enormi quantità di dati. L’ambiente in cui tale piattaforma si sta sviluppando è ancora in fase embrionale ed è qui che Cloudera spera di ritagliarsi una nicchia. Cloudera aiuterà altre società in “install, configure and run” Hadoop, sia su server proprio che su hosting Amazon (EC2).

Il team è ben formato ed include Amr Awadallah (ex vice presidente Yahoo), Christoph Bisciglia (ex Google), Jeff Hammerbacher (primo Facebook data team leader) e Mike Olson.

Hadoop utilizza il framework MapReduce (introdotto da Google) che divide le applicazioni in piccoli blocchi di lavoro, creando copie multiple di blocchi di dati che vengono posizionati su vari nodi. I benefici si possono riassumere in: scalabile, economico, efficiente e reliableHadoop viene attualmente utilizzato da grosse compagnie come Yahoo.

Ott 14

Mark Zuckerberg, il più giovane miliardario del mondo, arriva in Europa e si scopre più buono. Sì, il 24enne fondatore del sito di social networking più visitato del pianeta ha deciso di lanciare in Europa (per ora in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna, presto anche in Italia) un’iniziativa ad alto tasso di solidarietà. L’ha chiamata “Facebook for good: condividi la tua storia”. Tradotto: vince chi meglio saprà rendere omaggio a persone che hanno usato Facebook per contribuire a un mondo più aperto e connesso. 

Ma il giovane Mark (scarpe da ginnastica, jeans, t-shirt e maglioncino con zip) parla soprattutto del Facebook prossimo venturo: spiega in due parole la ricetta che ha fatto grande la sua creatura, la defezione di due suoi collaboratori di peso (e lo fa a denti stretti), parla di pubblicità, promette nuove localizzazioni del sito, smentisce piani di entrata in Borsa (”per ora”) e svela di guardare con interesse al social web in chiave aziendale. 



Un sito nato nel 2004 per connettere gli studenti delle università americane e che adesso vale cifre da capogiro, non è facile da spiegare. Lo scorso anno, quando Microsoft acquistò l’1,5 per cento del capitale, Facebook venne valutato 15 miliardi di dollari. Adesso si vola ancora più alto. “Semplice”, dice il fondatore: “La voglia di comunicare è un valore universale. Noi siamo un prodotto che facilita proprio questo e la gente perciò ci usa. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna se nel 2006 eravamo il 7% del social web e adesso ne rappresentiamo i due terzi. Poi c’è la il rispetto della privacy: è una delle chiavi del nostro successo.”. Parlando della crisi: “Questa situazione economica riguarda tutti, solo che Facebook è fortunatamente una società a capitali privati e quindi non è esposta come altre alla crisi. La nostra missione è mettere in contatto le persone, per un mondo più connesso e più trasparente. E per farlo seguiamo un modello di business “sostenibile” che sta funzionando bene: 120mila aziende fanno inserzioni sul nostro sito. E tra queste 2/3 delle imprese statunitensi. La Borsa? Al momento non abbiamo piani per una quotazione sui mercati, e non li avevamo prima dell’inizio della crisi economica”. 

Le proteste che ha scatenato la nuova grafica di Facebook hanno superato in intensità persino quelle esplose quando Zuckerberg lanciò Beacon, un sistema pubblicitario molto invasivo. Una mossa che lo costrinse a una repentina retromarcia e a pubbliche scuse. Adesso non cederà: “Tante critiche, è vero, ma l’idea del nuovo layout è di dare un bollettino di notizie personalizzate. Saper subito ciò che accade nella nostra comunità di amici. I cambi sono sempre difficili da digerire, ma abbiamo verificato che la nuova grafica gli utenti scambiano più informazioni. Quindi va bene”. 

Dustin Moskovitz, co-fondatore, lascia la società e con lui anche Justin Rosenstein, ex Google. Obiettivo: lavorare a una sorta di Facebook per le aziende. Zuckerberg precisa: “No, loro faranno software per le imprese. Anche noi svilupperemo applicazioni per le aziende in futuro. Si tratta solo di immaginare lo scambio di informazioni in altre forme. Quanto alla fuoriuscita di due persone non mi preoccupo: siamo 700 e la gente di talento non manca. E altri, molto bravi, sono in entrata. Vedrete”.

Ott 7

I blog… ne state leggendo uno in questo momento, tutti li osserviamo quotidianamente e molti di noi lo posseggono… ma quanto può valere un bel blog? Probabilmente questo che state leggendo vale meno di un pacchetto di Vigorsol, diverso è il discorso per un blog ben fatto, settoriale e con una community alla base, come Bankaholic.com, blog appena acquisito dal servizio di news finanziarie Bankrate per la cifra approssimativa di 15 milioni di dollari.

 


Ma cosa rende questo blog speciale? Bankaholic è il tipico blog che può rappresentare valore ai colossi editoriali, è snello (peraltro gestito da un unico blogger), focalizzato e soprattutto con un bacino di utenti molto specifico. Il valore del blog è proprio dato da tale community che è molto focalizzata e interessata al tema: l’ideale per pubblicità targeted.

Il blog è un formato che si sta evolvendo col tempo e si sta trasformando da diario personale aperto a tutti a forma editoriale online e mezzo di comunicazione verso un pubblico narrow. Così come recentemente un colosso come The Guardian ha investito più di 30 milioni di dollari per acquistare il blog PaidContent: blog autorevole e sempre aggiornato riguardo l’industria dei media online.

Ott 3

Da esperto in tecnologia spesso mi hanno posto domande strane, ma mai come quelle rivelate da uno studio di Robert Half, direttore di una importante azienda americana che fornisce professionisti dell’informatica, dai disegnatori di siti web fino al personale addetto al supporto tecnico. “Come faccio a far uscire il porta tazza?”, “Può disporre la mia tastiera del mio pc in ordine alfabetico?” sono solo un’idea delle 1400 domande più improbabili ricevute da oltre cento impiegati di centri assistenza statunitensi, pubblicate sul sito Robert Half Technology.

E’ quasi incredibile, ma moltissime domande riguardano il lettore cd, viene scambiato per qualsiasi altra cosa ma altre domane sono veramente imbarazzanti: “Perché il mio mouse senza fili non è attaccato al computer?”, oppure, “Il mio portatile è stato investito da un camion. Secondo lei cosa dovrei fare?”, ma anche, “Come faccio a leggere le mie e-mail?” e infine “Il mio computer mi dice di premere un tasto qualsiasi per continuare? Dove si trova il tasto qualsiasi?”. Nella classifica delle domande più strane sono queste che si piazzano nella top ten. Seguono altre insospettabili richieste come: “Lei potrebbe resettare Internet al posto mio?”, o, “Ci sono dei biscotti a forma di animaletto nel mio lettore cd. Cosa faccio?”, per finire con “Salve, mi potrebbe costruire un robot?”.

Dalla ricerca risulta che le persone pensano che chi lavori con i computer sappia fra qualsiasi cosa sia inerente alla tecnologia, e da lì domande che esulano dal contesto informatico: “Potrebbe installare lo stereo nella mia auto?”, “Può riparare la mia macchina da scrivere?”, “Quando ci mette a cuocere una patata nel forno a microonde?”. E ancora. “Mia figlia è rimasta chiusa in bagno. Potrebbe venire ad aprire la porta?”, “Quali sono le previsioni del tempo per il prossimo anno?”, “Lei è in grado di riparare la mia moto?”.

Al di là dell’aspetto ludico e curioso della ricerca, lo studio ha anche un ben preciso scopo: capire quali dovrebbero essere le conoscenze essenziali di un ufficio informazioni e supporto tecnico. Katherine Spencer, direttore esecutivo della Robert Half Technology dichiara: “La ricerca ha fatto emergere nuove esigenze per il settore: ora sappiamo che un impiegato del servizio di assistenza non deve solo essere preparato ma anche dimostrare doti di pazienza, empatia e senso dello humour”.

Alcune domande hanno rivelato poi problemi più profondi, quasi di disagio personale, come: “Come posso bloccare la ricezione delle e-mail inviate dal mio dottore?”, “Come posso non ricevere le e-mail il venerdì?” o “Come posso istallare la tv via cavo sul mio portatile?”.

Sembra impossibile che possano essere state poste domande come quelle citate in questo articolo, ed invece la ricerca è affidabile e da considerarsi seria. Forse bisognerebbe conoscere un po’ di più la tecnologia che ci circonda, e magari avere un filo più di rispetto per quelli che stanno dall’altra parte del cavo!

Ott 1

L’idea singolare di Google per festeggiare i primi 10 anni è quella di tornare indietro nel tempo al 1998 ed alla prima versione del motore di ricerca… per problemi tecnici non è stato possibile fare ciò ed allora i due ragazzi di Mountain View hanno messo online la versione più vecchia in loro possesso, quella del 2001: si nota non solo la prima versione del logo, ma anche la ricerca indicizzata all’epoca su 1.326.920.000 pagine, numero minuscolo rispetto a quello attuale (peraltro non definito).

 

Da semplice celebrazione, l’idea si è trasformata in un vera prova del cambiamento del tempo e tuffo nel passato, idee e caratteristiche di cui ora non ci curiamo, neanche esistevano!! Un esempio esplicativo? Le pagine in italiano, all’epoca erano pochissime e non avevano un indice separato.

I link sono quelli dell’epoca (ovviamente gran parte non funzionanti) ed è veramente strano fare ricerche su avvenimenti che ora sono entranti nel nostro knowledge e che invece non erano ancora successi. Digitando Calciopoli, neologismo che ancora non esisteva, si hanno 3 risultati; ma ancora più sconvolgente è cercare Twin Towers (la versione risale al 01.01.2001), i risultati sono completamente diversi e addirittura il primo riguarda una tranquilla comunità di ritiro per persone anziane.

Cercando Wojtyla, il compianto papa Giovanni Paolo II, compare come primo risultato la recensione di un libro su di lui, mentre con Ratzinger il sito della Catholic Encyclopedia ci parla di un riformista nato del 1844. Digitando George W. Bush (non ancora presidente) appare www.georgewbush.com che narra di come il candidato si stia preparando alle presidenziali, mentre con Bill Clinton il primo risultato è il sito della Casa Bianca. Saddam Hussein era ancora vivo, la Seconda Guerra del Golfo era al di là dal cominciare e “Weapons on mass destruction” è vista come una strategia riguardo al futuro.

Veniamo ad oggi, tra i primi risultati vi è sempre Wikipedia: al tempo si trova materiale riguardo a una bizzarra idea di creare una libera enciclopedia (lanciata appunto nel 2001). Facebook è sconosciuto e MySpace indica siti che affittano spazio web. Sconvolgente è la ricerca della parola blog, si passa da 76 mila risultati a 3 miliardi! Cercando iPod si trova “The Image Proof of Deposit Document Processing System”, nessun dispositivo audio portatile. Volete una chicca?? Ecco che arriva: cercando iPhone si trova un sito che parla di un telefono touchscreen pensato dalla InfoGear. Anche qui Jobs si deve sempre far notare a idee creative. Infine con AdSense appare il sito di una società che intende vendere pubblicità online.

Google ci regala questo tuffo nel passato da cui non riesco a staccarmi e continuano a venirmi in mente keywords da cercare, con la curiosità su ciò che apparirà…

Set 28

Ebbene si, pare che non siano solo due i fondatori del celebre motore di ricerca, spunta Hubert Chang, PhD della New York University, che in un video shock su YouTube rivela che avrebbe collaborato con Bin e Page. Chang dichiara: “Google? Lo creai io insieme a Brin e Page: abbiamo ideato il nome, il PageRank ed il business plan”.

Chang afferma di aver contattato Sergei Brin e Larry Page nel 1997, quando Rajeev Motwani (suo professore alla Standford University) visitò il campus di New York. Chang gli chiese se conosceva qualcuno con cui poter collaborare per lo sviluppo di una idea innovativa di algoritmo di ricerca ed il professore gli fornì i contatti dei due promettenti studenti.

 

 

Chang dichiara: “La collaborazione è stata intensiva ed interessante. Io, Brin e Page abbiamo realizzato insieme l’algoritmo di ricerca (il celebre PageRank), ma anche il business model basato su adsense e adword”, dice Chang che poi spiega perché di lui non si è saputo più nulla. Nella sua versione dei fatti, Brin e Page gli chiesero di firmare con loro il documento accademico di presentazione di Google, ma il giovane rifiutò per potersi concentrare sul suo dottorato (concluso nel 2002) a New York. Dopo aver raggiunto il suo goal, Chang bussò di nuovo alla porta di Google, al tempo una piccola ma promettente startup, senza ricevere però le previste attenzioni. Da qui la decisione di pubblicare un video in cui rivelare la sua versione dei fatti. Purtroppo di tutto questo non esistono prove perché Chang ammette che “nel 1997 avevo poco spazio nella casella email e sono stato costretto a cancellare la corrispondenza con Brin e Page”.

Questa è la versione del PhD, verità o fake? Qui la parola a Mowani, che dichiara che non ci sono sicurezze certe, ma potrebbero essere tutte falsità. Motwani, che oltre ad essere un professore è anche un “business angel”, racconta di essere stato a stretto contatto con Brin e Page ma di non aver mai sentito parlare di tale Chang. Secondo il professore: “Può essere che ci sia stato uno scambio di email, ma l’affermazione di aver collaborato all’idea del nome, dell’algoritmo e del business plan, è del tutto infondata. Quindi potrebbe essere solo una trovata pubblicitaria? Se si, il PhD ha sicuramente trovato il modo di farsi notare, ora però come farà a lavorare sulla credibilità?

 

 

 

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